Una nascita sotto un ‘buon auspicio’

Nell’anno in cui papa Francesco promulga il 2015 come anno dedicato alla vita consacrata, sotto la protezione della Madonna di Schoenstatt, un piccolo gruppo di tre professionisti della relazione di aiuto si unisce dando vita al progetto ‘La Porziuncola – Centro Studi e Servizi psicologici per la vita consacrata’.

Vision

La motivazione che unisce l’équipe terapeutica della ‘Porziuncola’ nasce dal riscontrare che la crisi profonda che ha attraversato la Chiesa nella prima decade del nuovo secolo può sfociare in una ‘nuova primavera’ che deve necessariamente passare per la conoscenza delle problematiche che la investono e degli sforzi posti in essere per superarle. La sola strada percorribile è quella di annunciare ‘sui tetti’ quello che un tempo è stato sussurrato “in segreto”: l’unico modo di rendere un servizio alla Verità.

Da questo momento difficile, in cui tutto è stato messo in discussione, è scaturito infatti un serio ripensamento riguardo le modalità di attuazione del discernimento prossimo e remoto, la formazione iniziale e permanente. In una parola ogni stadio della vita consacrata è stata oggetto di revisione approfondita.

Le conclusioni cui si è giunti, tra l’altro, è che occorre un discernimento limpido, scevro da ogni considerazione relativa a strategie di mero ‘reclutamento’; che i consacrati vanno aiutati e seguiti in ogni momento della loro vita; tale aiuto va offerto da persone esperte, anche laici, come richiamato da alcuni documenti conciliari.

I laici infatti, alla luce del Concilio Vaticano II hanno una funzione importante: possono mettere i loro carismi a disposizione della Madre Chiesa per contribuire a costruirla, come suggerisce anche la figura del nostro pontefice Papa Francesco che ha scelto il suo nome anche con questa intenzione di ri-costruzione. I laici inoltre, da una parte sono ben consapevoli delle difficoltà e dalle lusinghe che vengono dal mondo perché ad esso partecipano più pienamente; dall’altro possono osservare in modo più distaccato e oggettivo quello che appartiene alla vita consacrata.

Secolarizzazione, individualismo, imborghesimento, sono tre tentazioni cruciali per ogni persona che vive questo tempo ‘liquido’, ed in particolare per i consacrati.

Il modello di riferimento

Il nostro modello di riferimento, che nasce anche dal confronto con realtà internazionali (Brasile, Stati Uniti), ci fa considerare il sintomo come segno di un ‘non detto’, non espresso, non consapevole. Questo permette di effettuare una lettura della sofferenza del religioso e/o sacerdote in una chiave di auto-responsabilizzazione che senza ricreare fusionalità e passività nella persona sofferente, punta al suo coinvolgimento in prima persona, con le sue doti creative intellettivo-affettive nella ricerca di soluzione al problema. E’ evidente che il consacrato opera all’interno di una organizzazione, Comunità, Istituto: ciò comporta la necessità di un intervento integrato cui partecipino, ciascuno con il proprio ruolo, tutti gli attori che ruotano intorno alla figura del consacrato: dai laici, ai confratelli/consorelle, alla gerarchia.

Dove si instaurano situazioni costanti di “non detto” la capacità di esprimersi, di essere in pienezza, si spegne e si entra in burnout, ci si aliena dalla propria vocazione.

Ogni disagio del religioso o presbitero si può ricondurre a situazioni di burnout: una sorta di apatia, perdita di entusiasmo, di riconoscimento di sé e della propria identità spirituale. Secondo questa visione non ci si meraviglia se questa mancanza di piacere nella vita possa poi sfociare nella ricerca compulsiva di piaceri compensativi effimeri, come dipendenze dal potere, denaro, gioco, alcool e droghe, sessualità.

La missione

Il motto che costituisce la missione di questo gruppo di professionisti di formazione psicologica e pedagogica sta in quanto affermato dalla seconda lettera ai Corinzi di S. Paolo; la novità di vita radicata nella fede in Gesù Cristo risorto emerge da un cammino di autocoscienza e di introspezione, di scoperta limpida della propria debolezza e di stupore di fronte alla meraviglia del proprio ‘saper essere’ altro, in un percorso di condivisione con una figura esperta che si fa compagno di viaggio per un tratto di strada.

Chi è in sintonia con la ‘passione’ di Papa Francesco probabilmente non può ignorare che superata la fase più drammatica (e ‘mediatica’), in cui è venuto alla luce ciò che è rimasto nascosto per molti anni, c’è ancora molto da fare per la vita consacrata a livello di approfondimento dei criteri che regolano il discernimento, a livello di formazione iniziale e permanente e poi a livello di ministero, anche nelle relazioni alla base della vita comunitaria (un solo esempio paradigmatico: le difficoltà che si creano negli istituti religiosi quando ci si trova di fronte a persone di etnia e cultura diversa dalla nostra).

Come il Buon Samaritano…

Intendiamo per questo chinarci sui consacrati sofferenti come il Buon samaritano: con la semplicità che viene dal vedere un uomo atterrato dai colpi dei ‘briganti’ e lasciato da solo in mezzo ad una strada, nell’intento di fare per lui il minimo - ma essenziale e indispensabile - in quel momento. Com’è suggestiva questa immagine della condizione del consacrato in crisi e come ben rispecchia la figura dello ‘straniero’ al di fuori del sistema cultuale, l’unico che viene in aiuto, il nostro operato! Senza alcuna presunzione, vogliamo ispirarci a Cristo Medico e Buon samaritano, dal cui Spirito riteniamo di ricevere forza, sapienza e coraggio. Per quanto ci sarà consentito vogliamo schierarci con determinazione contro il ‘vero’ nemico della Chiesa, la cui azione è sotto gli occhi di tutti: anche se sappiamo che ha vita breve, la sua azione come è evidente, può produrre tanti danni.

Desideriamo mettere le nostre professionalità a servizio di una Chiesa che riconosciamo come Madre fondamentalmente per gratitudine, perché è proprio dalla Chiesa che siamo stati ‘gestati alla fede’; è proprio grazie all’abnegazione e carità di tanti suoi ministri che oggi siamo quello che siamo.

I più piccoli…

Ciò che abbiamo ricevuto gratuitamente intendiamo darlo con lo stesso spirito, ben consapevoli che sul territorio nazionale e nella nostra diocesi di Roma non siamo certamente i primi, né forse quelli con la maggiore esperienza; né tantomeno quelli in maggior numero. Non a caso abbiamo ritenuti di darci come nome Centro di Studi e Servizi psicologici per la Vita Consacrata ‘La Porziuncola’: questa sottolineatura del nostro essere piccoli non vuole suonare falsa umiltà, ma riteniamo di conservarla come essenziale, privilegiata consapevolezza.

La scelta del nome, poiché il nome è la vocazione personale di ognuno, vuole manifestare inoltre il nostro impegno di essere a servizio della Chiesa; la necessità di approfondire in linea permanente quello che è il mistero della vita consacrata, attraverso studi e ricerche nonché attraverso un proficuo processo di arricchimento e scambio di esperienze con realtà similari nazionali ed internazionali.

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